Come previsto dalle norme sullaspending review, anche il Ministero dell’istruzione, università e ricerca dovrà tagliare del 20% le direzioni generali.

Lo schema di dpcm è già pronto ed è atteso a uno dei prossimi consigli dei ministri.

L’obiettivo è di riuscire a dare attuazione alla nuova organizzazione ministeriale entro il prossimo gennaio. Si tratta di tempi indicati informalmente dai vertici ministeriali, che appaiono comunque decisamente stretti.

Ma la di là dei tempi, ci sono questioni di merito su cui va prestata adeguata attenzione per le implicazioni che una riduzione delle strutture può avere sul piano dei servizi resi all’utenza e della gestione del personale.

L’impalcatura proposta dal Ministero conferma la struttura del dipartimento dell’Istruzione: 4 direzioni, compresa quella della "formazione professionale", inizialmente soppressa; perde una direzione invece il "Dipartimento della programmazione": saranno tre, accorpata quella degli "Affari internazionali"; stessa situazione per il "Dipartimento dell'università", dove l'"Internazionalizzazione" passa allo "Sviluppo della ricerca".

La dieta prevista per gli Uffici Scolastici Regionali porterà all’accorpamento di 5 di queste Direzioni, con una scelta operata in base alla consistenza della popolazione studentesca: la Liguria risponderà al Piemonte, il Friuli Venezia Giulia al Veneto, l'Umbria alle Marche, il Molise all’Abruzzo, la Basilicata alla Puglia.

Sul piano sindacale, è evidente la necessità di una sede negoziale in cui affrontare le ricadute che il processo di ristrutturazione determina, a partire dall'individuazione degli ambiti territoriali e delle sedi di servizio del personale attualmente impiegato negli uffici delle direzioni regionali coinvolte nell’operazione.