La Corte Costituzionale, con la sentenza 203/2013, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 42, comma 5 del decreto 151/2001(Testo unico in materia di sostegno della paternità e della maternità) nella parte in cui non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo ivi previsto, e alle condizioni ivi stabilite, il parente o l’affine entro il terzo grado convivente, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti individuati dalla disposizione impugnata, idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave”.

Giova ricordare che il congedo straordinario per l’assistenza a persone portatrici di handicap grave, è stato più volte portato all’esame della Corte Costituzionale, la quale con successive pronunce, ha progressivamente ampliato il novero dei soggetti aventi diritto al beneficio (sentenza n. 233/2005; n.158/2007; n. 19/2009).

Il legislatore è intervenuto nuovamente nella materia dei congedi ed ha recepito gli interventi della giurisprudenza costituzionale succedutesi in questi anni, per cui il testo oggi in vigore dell’art. 42, comma 5, del dlgs 151/2001, come modificato dal dlgs 119/2011, individua un rigido ordine gerarchico tra i legittimi beneficiari, non alterabile in base ad una libera scelta della persona disabile:

  • - il coniuge convivente;
  • - il padre o la madre anche adottivi;
  • - uno  dei figli conviventi;
  • - uno dei fratelli o sorelle conviventi.

La progressiva estensione del complesso di soggetti aventi titolo a richiedere il congedo alla luce dell’evoluzione normativa e giurisprudenziale denota come il congedo straordinario ex art. 42, comma 5 costituisce uno strumento di politica socio- assistenziale.

Infine si consideri che, come espressamente motivato dalla Corte, il legislatore ha già riconosciuto il ruolo dei parenti e degli affini entro il terzo grado proprio nell’assistenza ai disabili in condizione di gravità, attribuendo loro il diritto a tre giorni di permessi retribuiti su base mensile ai sensi dell’art. 33, comma 3, della legge 104/92.

Di conseguenza, avendo l’ordinamento assicurato un rilievo giuridico ai legami di parentela e affinità entro il terzo grado per la cura ed assistenza di persone disabili gravi, non vi è per la Corte ragione alcuna perché si debba limitare il riconoscimento dell’apporto dei parenti e affini entro il terzo grado all’assistenza dei disabili gravi quale circoscritto ai permessi di cui all’art. 33, comma 3 legge 104/92.

I giudici della Corte, pertanto, convinti che la limitazione della sfera soggettiva vigente possa pregiudicare l'assistenza del disabile grave, allorché nessuno di tali soggetti sia disponibile o in condizione di prendersi cura dello stesso, dichiarano l’illegittimità costituzionale dell’art. 42, comma 5 del decreto 2001, n. 151/2001 al fine di consentire che, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti menzionati nella disposizione censurata, e rispettando il rigoroso ordine di priorità da essa prestabilito, un parente o affine entro il terzo grado, convivente con il disabile, possa sopperire alle esigenze di cura dell'assistito.

 In allegato il testo integrale della sentenza.