La sentenza della Corte Europea, da tempo annunciata e dal contenuto sostanzialmente prevedibile, è un’ulteriore sollecitazione al Governo perché si muova nella direzione giusta, che da tempo gli stiamo indicando: lavoro stabile su tutti i posti di cui le scuole hanno bisogno per funzionare, a partire da una politica degli organici legata al reale fabbisogno e non vincolata dal rispetto di tetti rigidamente prefissati. Chi conosce come funziona la nostra scuola sa che non è una richiesta demagogica, destinata a dilatare smisuratamente i costi: si tratta infatti, in larga misura, di consolidare situazioni già oggi esistenti  che non vi è alcuna ragione di continuare ad affidare a lavoro precario. Si rafforza invece un’obiezione che abbiamo rivolto alla proposta di assunzioni contenuta nel rapporto Buona Scuola, che trascura la situazione di migliaia di precari al lavoro da più di tre anni i quali, non essendo inseriti nella GAE, non avrebbero titolo ad essere assunti a tempo indeterminato. Un’incongruenza che oggi risalta ancor di più e che va senz’altro rimossa. 

La CISL Scuola è impegnata da tempo, e su più versanti, sull’obiettivo di una stabilizzazione del lavoro precario, presente nel nostro sistema scolastico in percentuali ancora troppo alte e che non trovano plausibili giustificazioni. La nostra azione si è sviluppata anche attraverso numerosi ricorsi ai giudici del lavoro, ma soprattutto sul piano dell’iniziativa politico-sindacale, perché la stabilizzazione del lavoro fosse perseguita e garantita attraverso coerenti e conseguenti scelte politiche e legislative e non affidata solo agli esiti del contenzioso individuale.

Oggi ribadiamo ancora una volta al governo la richiesta di muoversi in quella direzione, e di farlo subito, al di là degli approfondimenti che sul piano giuridico sono necessari per valutare in tutte le loro effettive implicazioni i contenuti della sentenza della Corte Europea; è infatti un documento complesso dal quale, è bene ricordarlo, non scaturiscono di per sé effetti immediati, essendo comunque rinviata alla giurisdizione nazionale l’applicazione dei principi richiamati nel dispositivo della decisione.

La Cisl Scuola continuerà ovviamente ad assicurare agli interessati la necessaria assistenza nelle vertenze individuali, intensificando nel frattempo il suo impegno sul versante del confronto, dell’iniziativa e della mobilitazione sindacale. Contrasto alla precarietà e stabilizzazione del lavoro sono del resto, insieme alla richiesta di rinnovare il contratto, precisi obiettivi dello sciopero del lavoro pubblico indetto dalla CISL per il prossimo 1° dicembre.