E’ vergognoso che si cerchi di gettare discredito sui precari della scuola, facendoli passare per gente che pretenderebbe il lavoro sotto casa. Si tratta di una polemica pretestuosa e strumentale, di accuse prive di alcun fondamento, come dimostra ampiamente la storia del precariato scolastico e la stessa composizione delle graduatorie provinciali e concorsuali. Nella scuola, come e forse più che in altri settori, da sempre ci si muove, com’è naturale che sia, per cercare lavoro nei territori in cui maggiori sono le opportunità di occupazione. Ma un conto è farlo per scelta, altro essere costretti a una mobilità che ha ben poco di razionale, per le regole assurde di un piano di assunzioni pieno di incongruenze, contraddizioni e inutili forzature, frutto della superficialità e della scarsa conoscenza dei problemi da parte del governo, indisponibile a tener conto di proposte utili e sensate che da più parte gli sono venute e che sono state sistematicamente ignorate. Da qui un piano che lascerà irrisolti molti problemi e altri ne creerà, oltre a quello di una mobilità coatta di cui nessuno ha il diritto di sottovalutare o peggio irridere il dramma che comporta e che viene tanto spesso ingiustamente banalizzato. 
È ormai chiaro a tutti, infatti, che l’anno scolastico si avvierà in modo quanto mai problematico e confuso, a partire dal fatto che i posti del cosiddetto organico potenziato saranno effettivamente disponibili solo in corso d’anno, individuati con criteri la cui reale funzionalità alle esigenze delle scuole è tutta da dimostrare, dati i vincoli che dalla legge discendono, sia rispetto alle tipologie professionali disponibili, sia rispetto alle priorità di utilizzo di chi verrà assunto su quei posti (copertura delle supplenze). 
Si vedrà a consuntivo la portata effettiva di un’operazione che il governo ha gestito puntando tutte le sue carte sull’effetto mediatico assicurato dai grandi numeri, sparandoli spesso a caso e con qualche disinvoltura, tanto che le 150.000 assunzioni promesse si sono ridotte a 100.000 (di cui 47.000 su posti già esistenti, vacanti e disponibili e che quindi era doveroso coprire); sul piano delle quantità, è bene inoltre ricordare che esse coprono solo in parte gli oltre 130.000 contratti di lavoro precari fin qui necessari alla scuola italiana per funzionare. Quanto ai criteri e alle procedure, oltre al disagio di una mobilità forzosa si avranno anche non pochi rischi sia di perdita del lavoro per tanti precari non destinatari del piano, sia di compromissione della continuità didattica. Questo purtroppo si nasconde dietro le apparenze "mega" di un piano, per difendere il quale non si esita a gettare discredito su tante persone e sui disagi che stanno vivendo.
 
Roma, 18 agosto 2015
 
Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola