Gissi: sul personale ATA il MIUR tra latitanza e intimidazioni
 
Non sono certo queste le risposte che un ministero deve dare. Lascia sconcertati la fatica con cui si riconosce, nella nota MIUR 10073 del 14 aprile sulle supplenze ATA, quello che il buon senso darebbe per scontato, e che alcuni uffici scolastici avevano già riconosciuto come normale prassi da adottare: si può sostituire il personale che cessa per pensionamento, o per morte. A patto – e qui lo scrupolo del Ministero si fa quasi maniacale – che il pensionato, o il deceduto, fossero davvero utili e necessari al funzionamento del servizio, e pertanto il loro venir meno renda “irrimediabilmente compromesso il regolare funzionamento dell’istituzione scolastica”, e che la non sostituzione possa “configurare un’interruzione di pubblico servizio”. Le cause oggettive di tale impossibilità di funzionamento, conclude la nota, devono essere descritte dettagliatamente nel provvedimento con cui il dirigente scolastico eventualmente decidesse (verrebbe da aggiungere: con audacia e supremo sprezzo del pericolo) di nominare un supplente.
Quando si dice “dalle parole ai fatti”: Governo e Ministro non perdono occasione per magnificare quanto starebbero facendo per la scuola, ma i loro uffici sfornano note che sarebbero comiche, se non testimoniassero qual è il clima, talvolta di vera e propria intimidazione, in cui la scuola molto spesso si trova a vivere e governare la sua autonomia. Autonomia pomposamente declamata, ma costretta nei fatti a muoversi con scarsità di risorse e vincoli ai limiti dell’assurdo.
Sulle problematiche del personale ATA è stato inviato pochi giorni fa alla ministra Giannini un sollecito rispetto a una precedente richiesta di incontro urgente, alla quale non ha fatto seguito alcun riscontro, salvo la nota appena descritta, che resta dunque - al momento - l’unico prodotto dell’attenzione e del pensiero ministeriale su una materia così importante come la funzionalità delle scuole e dei loro uffici. 
Ricordiamo che per il personale ATA, ad oggi, niente assunzioni, neanche un euro dalla "buona scuola", divieto di sostituzione, informatizzazione dei servizi (da realizzarsi con i risparmi delle mancate supplenze) di cui non si vede traccia, mentre il nuovo programma per gli stipendi dei supplenti si è dimostrato talmente efficace che gli interessati aspettano dai tre ai quattro mesi, se non di più , per essere pagati.
Del personale ATA ci si ricorda solo ora, quando serve per lo svolgimento dei concorsi: vigilanza alle prove, responsabilità affidate agli assistenti tecnici per la procedura di somministrazione delle prove computer based, compiti di segreteria nelle commissioni. Anche qui, senza alcuna garanzia di sostituzione del personale sottratto alle scuole, né di riconoscimento dei carichi di lavoro aggiuntivi.  
Davvero sconcertante, e preoccupante: simili comportamenti rafforzano le ragioni della nostra protesta e della nostra mobilitazione, a partire dalla manifestazione del prossimo 28 aprile a Roma in piazza Montecitorio.
 
Roma, 16 aprile 2016
 
Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola