• Pervengono alla Segreteria Nazionale quesiti in merito, in particolare, alla situazione dei docenti di scuola dell'infanzia e di scuola primaria che, come è noto, possono, a determinate condizioni, svolgere l’insegnamento della religione cattolica nelle sezioni e classi di titolarità.
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  • Forniamo, pertanto, di seguito alcune indicazioni generali in merito alla normativa vigente, al fine di chiarire le questioni più rilevanti che si possono verificare.
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  • SCUOLA DELL’INFANZIA E PRIMARIA
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    • L’insegnante della scuola dell’infanzia e primaria può impartire l’insegnamento della religione cattolica nella sezione/classe di titolarità a condizione di essere in possesso della qualificazione richiesta dall’Intesa attuativa dell’Accordo di revisione del Concordato firmato il 18 febbraio 1984, o comunque di essere stato riconosciuto idoneo da parte dell’ordinario diocesano, e di aver dichiarato la propria disponibilità a svolgere tale insegnamento. Rammentiamo che gli insegnanti di scuola materna ed elementare in servizio nell’anno scolastico 1985-1986 sono stati ritenuti in possesso della necessaria qualificazione (punto 4.6.2 dell’Intesa). Una volta riconosciuta l’idoneità il docente che abbia dato la propria disponibilità è legittimato permanentemente (punto 2.6 bis dell’Intesa) all’insegnamento della religione cattolica e soltanto una successiva revoca dell’idoneità da parte dell’Ordinario diocesano fa venire meno tale legittimazione. L’affidamento dell’insegnamento non è, però, automatico: il punto 2.6 dell’Intesa prevede, infatti, che esso può essere disposto dall’autorità scolastica (ora il dirigente scolastico) sentito l’ordinario diocesano, agli insegnanti di classe riconosciuti idonei, i quali, comunque, hanno facoltà di revocare la propria disponibilità prima dell’inizio dell’anno scolastico.
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    • Il docente, pur riconosciuto idoneo, può aver dichiarato di non essere comunque disponibile a svolgere l’insegnamento. Anche In questo caso, comunque, si può ritenere, sulla base di quanto disposto dai citati punti dell’Intesa, che l’idoneità non venga meno, se non per revoca espressa da parte dell’ordinario diocesano. Una eventuale dichiarazione di nuova disponibilità però, non sembra sufficiente a consentire al docente di svolgere l’insegnamento della religione cattolica nella classe o nelle classi di titolarità: rimane fermo, infatti, la necessità dell’espressione del parere da parte dell’Ordinario diocesano, che non risulta – alla luce delle citate disposizioni – vincolante per il dirigente scolastico (fatta salva la revoca dell’idoneità) ma del quale appare difficile non tenere conto, anche alla luce delle indicazioni fornite dalla Conferenza Episcopale Italiana al punto 20 della nota pastorale del 19 maggio 1991 sull’insegnamento della religione cattolica, laddove si invitano i docenti di scuola dell’infanzia e primaria a «partecipare con assiduità ai corsi di aggiornamento stabiliti dalle diocesi per il riconoscimento permanente dell’idoneità».
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    Dalle disposizioni contenute nell’Intesa appare evidente come la competenza a conferire l’idoneità all’insegnamento della religione cattolica appartenga esclusivamente all’Ordinario diocesano: la revoca da parte di quest’ultimo determina per il docente interessato l’impossibilità di svolgere l’insegnamento.