Quando e come riaprire le scuole è un problema che riguarda l’intera società, non solo il personale scolastico. Ed è un problema di grande complessità, perché investe un sistema che coinvolge più di dieci milioni di persone, con un enorme impatto in termini di movimento e trasporti, servizi, contatti sociali”. Così Maddalena Gissi, segretaria generale del più grande sindacato del settore, la CISL Scuola, interviene su un tema che occupa oggi grande spazio su tutti gli organi di informazione. “È naturale che una ripresa delle attività didattiche in presenza sarebbe un grande segnale di ritorno alla normalità, è un desiderio che tutti proviamo, credo che sia proprio il personale della scuola ad avvertire il bisogno di recuperare quanto prima quel rapporto di relazione immediata e diretta che rende tale una comunità scolastica. Ma fino a quando il contrasto alla diffusione del contagio resta un’esigenza così pressante, nessuno può immaginare un puro e semplice ritorno alle consuete modalità di svolgimento delle attività. Sulla necessità di tutelare dai rischi di contagio vale per chi lavora nella scuola ciò che giustamente si esige per ogni altro settore lavorativo, ma è chiaro che il problema è di ben più vasta portata, per le ragioni cui ho già accennato: milioni e milioni di alunni che si muovono, scambiano contatti, escono e rientrano da casa, sono ben più di un allentamento del lock down, ci vuol poco a capirlo”.
Tra le ragioni che vengono invocate da chi chiede di accelerare i tempi di un rientro a scuola c’è quella di venire incontro alle esigenze di chi rientra al lavoro e non sa dove lasciare i figli, specie quelli più piccoli. “È certamente un’esigenza che non può essere sottovalutata, anche se va detto che non dovrebbe farsene carico solo la scuola, che ha soprattutto e prima di tutto il compito di educare e istruire. Ma la domanda a cui rispondere oggi, e purtroppo ancora per qualche tempo, è un’altra: ci possiamo permettere, come società e non solo come scuola, il rischio di rimettere in moto un contagio che sta scendendo così faticosamente? Ecco perché la discussione, anziché sui tempi della riapertura, dovrebbe concentrarsi sui modi in cui può essere ipotizzata. Per poterlo fare in condizioni di sicurezza che sono, lo ripeto ancora una volta, un preciso interesse di tutta la collettività. Anzi, prima si riescono a creare tutte le condizioni di una riapertura in sicurezza, prima si riuscirà a renderla attuabile. Come CISL Scuola abbiamo diffuso pochi giorni fa, insieme alla Confederazione, un documento che fissa in modo puntuale e preciso le questioni da affrontare. Si faccia per la scuola ciò che si è fatto tra Governo e parti sociali con i protocolli condivisi su salute e sicurezza. È un lavoro da fare subito, anche se il Governo sembra ormai orientato ad una riapertura a settembre, il tempo a disposizione non è molto, proprio per la particolare complessità dei problemi”.
Un bel segnale – conclude la Gissi – sarebbe intanto decidere che gli esami di maturità si facciano in presenza, e non a distanza. Noi lo abbiamo chiesto anche proponendo un emendamento al decreto legge 22/2020 nel corso dell’audizione in Commissione Senato la settimana scorsa. Servirebbe non solo a dare più peso, valore e significato a un passaggio così importante nel percorso di studi di ragazze e ragazzi, ma anticiperebbe in modo visibile e concreto quello che ci auguriamo possa avvenire il più presto possibile, restituendo calore, vita e presenza alle nostre scuole troppo a lungo deserte”.

Roma, 26 aprile 2020

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