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L'Assemblea Nazionale della CISL Scuola, riunita a Chianciano nei giorni 24-25-26 marzo 2010, esprime le seguenti valutazioni sul riordino del II ciclo di istruzione che prenderà avvio con l'a.s. 2010/11. In premessa, ribadisce come vi sia sempre stata piena consapevolezza della necessità di un intervento di riforma della scuola secondaria di II grado, finalizzato ad un accrescimento dei livelli di efficacia ed efficienza, ad un più razionale assetto che riducesse l'eccessiva proliferazione e frantumazione degli indirizzi, che assicurasse - attraverso una chiara definizione di identità dei percorsi di studio - un'offerta formativa ampia, articolata e flessibile, in cui potesse trovare adeguate risposte la pluralità delle vocazioni territoriali e personali, per elevare i livelli di istruzione e contrastare i fenomeni di abbandono e dispersione scolastica.

In tale direzione si è sviluppato l'impegno della CISL Scuola, che già nella passata Legislatura ha fortemente sollecitato e sostenuto, in particolare, le azioni volte a ridefinire i percorsi dell'istruzione tecnica e dell'istruzione professionale, recuperando quest'ultima ad una pari dignità anche attraverso la ricollocazione nell'ambito del sistema nazionale d'istruzione.

La necessità e l'urgenza di un intervento riformatore sono state peraltro espressamente indicate dalla CISL Scuola, e dall'insieme delle Organizzazioni Sindacali confederali, nell'intesa sulla conoscenza del giugno 2007; in più occasioni, successivamente, si è chiesto a tutte le forze politiche di impegnarsi a ricercare e trovare sui temi dell'istruzione e della formazione punti di intesa e di condivisione, assumendo la scuola come bene comune e non più come oggetto di aspre e infinite contrapposizioni.

L'efficacia e la qualità dell'azione riformatrice, nella scuola come in ogni altro settore, sono legate ad alcuni indispensabili presupposti:

  • l'investimento di adeguate risorse;
  • la messa a frutto delle migliori pratiche di sperimentazione;
  • un ben definito piano di misure di accompagnamento e sostegno;
  • una forte motivazione del personale.

Sull'impianto ordinamentale contenuto nei Regolamenti sul II ciclo di istruzione pesano invece in modo evidente e determinante - in termini negativi - i vincoli di natura economica posti dalla legge 133/08: ad essi è costretta ad adeguarsi non solo la definizione dei nuovi percorsi di studio, ma nella fase di transizione anche la struttura dei corsi già in atto, tutti sottoposti ad una decurtazione del tempo-scuola che inevitabilmente renderà problematico assicurare la congruenza dei quadri orario con i previsti profili di uscita.

Quello che il Governo, con enfasi, presenta come "riforma epocale" si configura in realtà come un insieme di provvedimenti confusi, che se in parte beneficiano - come ad esempio sull'istruzione tecnica - della buona qualità di un lavoro preparatorio condotto con serietà e competenza dalla "commissione De Toni", scontano in generale il limite dell'obbligata corrispondenza agli obiettivi di contenimento della spesa e della riduzione degli organici.

Il perseguimento del minor costo, più che della migliore qualità, finisce quindi per rappresentare il criterio che guida e orienta la definizione del nuovo assetto: la politica dei tagli, che già gravi danni ha causato al I ciclo, con lo scardinamento di un consolidato modello organizzativo i cui buoni risultati sono universalmente riconosciuti, si dimostra insostenibile e nefasta per gli effetti che produce sul II ciclo, inquinandone il processo di riordino.

Per la prima volta una riforma si avvia in un clima di così grande confusione e incertezza, per i molti provvedimenti che ancora attendono di essere compiutamente definiti, per ritardi e per non risolti contrasti fra soggetti istituzionali alla cui concorrenza è affidata la gestione del sistema (come nel caso dell'istruzione professionale); per la prima volta il cambiamento determina una situazione di disagio e tensione fra il personale che dovrebbe esserne protagonista, e per il quale si prospetta uno scenario segnato da minori certezze e più gravose condizioni di lavoro.

L'unico primato che questa riforma può vantare rischia dunque di essere quello della distanza rispetto alla sensibilità, alle attese, al vissuto di un corpo professionale mai come in questa circostanza ignorato e tenuto ai margini nella definizione del nuovo ordinamento. Tutto ciò come inevitabile conseguenza dello strapotere affidato al MEF anche nelle scelte che dovrebbero essere di politica scolastica.

L'imposizione di obiettivi di risparmio stabiliti a prescindere dalla loro sostenibilità è cosa diversa da una giusta e doverosa opera di razionalizzazione, mirata all'eliminazione degli sprechi e ad un uso ottimale delle risorse, su cui da tempo la CISL Scuola dichiara piena disponibilità: la nostra richiesta di rivedere il piano triennale dei tagli, nella sua entità e nella sua articolazione nel tempo, si colloca nella dimensione di ragionevolezza, buon senso e responsabilità che da sempre orienta il nostro pensiero e la nostra azione.

E' indispensabile difendere il lavoro nella scuola, perché su di esso la scuola fonda la qualità del servizio che rende, oggi messa gravemente a rischio in ogni ordine e grado del sistema a causa dei tagli che continueranno a colpire, oltre alla secondaria di II grado, anche il I ciclo di istruzione.

Riteniamo che solo allentando la morsa dei tagli sia possibile ridurre il livello di tensione e disagio che attraversa oggi il mondo della scuola: è questa la prima e fondamentale misura di accompagnamento che dovrebbe caratterizzare un governo serio e responsabile delle politiche scolastiche in una fase di innovazioni cruciali.

Con riferimento alle specificità dei diversi percorsi di studio, così come definiti dai Regolamenti attuativi della legge 133/08, l'Assemblea Nazionale evidenzia in particolare i seguenti aspetti:

LICEI

L'assetto ripropone sostanzialmente l'impianto della legge 53/03, definito dal dlgs 226/05, salvo quanto disposto successivamente (legge 40/07) sui licei tecnologico ed economico.

Si avverte, a differenza di quanto avvenuto per le altre tipologie di percorsi, l'assenza di un'approfondita fase istruttoria di elaborazione e confronto, che rende ancor più evidente come sia stato assolutamente prevalente il criterio di una mera riduzione del tempo scuola, finalizzato al taglio degli organici.

Risalta nel quadro definito dal Regolamento la debolezza dei profili di uscita di alcuni indirizzi (vedi scienze umane), la scarsa o nulla praticabilità di attività laboratoriali, che rende problematico il passaggio da una didattica fondata sulle conoscenze ad una fondata sulle competenze.

TECNICI

Nell'ambito di una necessaria razionalizzazione degli indirizzi, che evitasse sovrapposizioni e duplicazioni, risultano tuttavia sacrificate le esperienze di alcune sperimentazioni che non trovano adeguata confluenza nel nuovo assetto ordinamentale. Evidenti i disagi legati alla riduzione dei quadri orari nelle classi successive alla prima che, intervenendo pesantemente sia sulle discipline generali che su quelle di indirizzo, determinano un inaccettabile stravolgimento dei percorsi in atto.

PROFESSIONALI

Il positivo e condiviso recupero di questo segmento al sistema di istruzione nazionale rischia di essere vanificato dallo stato di incompiutezza che si registra nella definizione dei nuovi percorsi di studio, su cui è fondamentale un adeguato livello di intesa fra Stato e Regioni, stante la concorrenza dei soggetti istituzionali nel governo della filiera professionale.

Lo specifico profilo della domanda formativa che si rivolge all'istruzione professionale rende assolutamente prioritaria la possibilità di continuare ad offrire lo sbocco della qualifica triennale: non solo per attrarre un'utenza motivata ad un passaggio a breve termine all'attività lavorativa, ma anche per costruire su questo approccio le motivazioni per un'eventuale e auspicabile prosecuzione nei percorsi di studio di durata maggiore a cui comunque la filiera è orientata.

L'Assemblea Nazionale richiama la necessità di ricercare nelle opportune sedi negoziali le più efficaci forme di tutela per le ricadute che investiranno il personale specie in termini di mobilità e di processi di riconversione e riqualificazione. Nello stesso tempo indica l'esigenza di rilanciare in modo forte e determinato gli obiettivi della vertenza che hanno trovato nella manifestazione del 31 ottobre 2009 un momento di sintesi e di chiara espressione esterna, sostenendoli con un'ampia, articolata e intensa campagna di mobilitazione.

Chianciano, 26 marzo 2010

 

ALLEGATO ASS. NAZ.