L’Amministrazione in un incontro con le OO.SS., ha illustrato le fasi essenziali previste e da attuare per lo svolgimento, in regime di sussidiarietà e nel rispetto delle competenze esclusive delle Regioni in materia, del ruolo integrativo e complementare degli Istituti Professionali, rispetto al sistema di I.F.P. nella fase transitoria, così come previsto dall’art.8, comma 2, e art.2, comma 3, del DPR 15 marzo 2010, che, ricordiamo, è ancora in fase di registrazione alla Corte dei Conti. 

La fase transitoria prevede specifiche intese tra MIUR e singole Regioni interessate, per la sperimentazione di nuovi modelli organizzativi e di gestione degli istituti professionali finalizzati a realizzare un’offerta di percorsi di durata triennale, per il conseguimento delle 21 qualifiche di cui all’Accordo stipulato in sede di Conferenza Stato Regioni in data 29 aprile 2010.

I riferimenti nazionali per l’attuazione di tali percorsi costituiscono gli standard formativi minimi (area di istruzione generale – area di formazione professionale) mentre i livelli essenziali sono stati declinati dal D.L.vo 226/2005 e ad essi si continua a fare riferimento.

Nella fase transitoria (a.s. 2010/2011), le intese tra il MIUR,il MEF e le singole Regioni interessate consentiranno di sperimentare nuovi modelli organizzativi e di gestione, per la realizzazione di un’offerta coordinata tra i percorsi degli istituti professionali e di quelli di I.F.P., nel rispetto dei seguenti criteri:

  • non possono essere superati il numero di classi e la dotazione organica complessiva rispetto alle previsioni del Piano programmatico di cui all’art.64 della legge 133/08 e dei conseguenti regolamenti attuativi;
  • i percorsi di IFP attivati negli istituti professionali devono avere lo stesso monte ore, numero di studenti minimo e massimo, nonché organico complessivo delle rispettive classi di ordinamento statale di istruzione professionale.

Dal punto di vista della spesa a carico del bilancio statale sarà indifferente se una classe seguirà l’ordinamento di Istruzione Professionale o di IFP.

 Le Regioni, d’intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale, si impegnerebbero a limitare, nell’ambito della programmazione territoriale, l’attivazione negli istituti professionali di soli percorsi di IFP, compatibili con le classi di abilitazione dei docenti disponibili, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica.

 Eventuali adeguamenti laboratoriali o di attrezzature saranno autorizzati dalla Regione. In tal caso saranno a carico del bilancio regionale, senza alcun onere aggiuntivo per lo Stato.

 Il prossimo 27 maggio, in sede di Conferenza Stato Regioni, queste ultime dovrebbero sciogliere le riserve fin qui avanzate e dare, successivamente, attuazione alle intese con il MIUR.

 La Cisl Scuola ha ribadito:

  • la necessità di garantire a tutti i giovani l’acquisizione almeno di una qualifica triennale, anche in attuazione del D.L.vo 76/2005 sul diritto dovere all’istruzione e alla formazione;
  • la necessità di evitare ulteriori ritardi, che creano confusione e incertezza tra le famiglie, in modo da garantire stabilità e sicurezza di un percorso formativo. Le iscrizioni, infatti, sono state fatte "con riserva";
  • la difficoltà di armonizzare quanto previsto negli standard minimi e i vincoli invece imposti, in particolare dal MEF. E’ estremamente complesso, infatti, assicurare le condizioni dell’area di istruzione generale prevista dall’obbligo di istruzione, in presenza della diversa periodizzazione del percorso triennale, con vincoli di orari annuali e modalità organizzative;
  • la propria contrarietà ai pesanti tagli finanziari imposti dal MEF.

 La Cisl Scuola ha, inoltre, richiesto la tempestiva emanazione delle modalità di accompagnamento, indispensabili per consentire l’organizzazione del nuovo sistema, ribadendo, infine, di ritenere assolutamente ingiustificata la riduzione dell’orario settimanale nelle classi successive alle prime, negli Istituti Tecnici e negli Istituti Professionali, che rende impraticabile i percorsi già avviati, con pesanti ricadute non soltanto sulla dotazione organica complessiva ma anche, e soprattutto, sulla qualità dell’offerta formativa.