new8
Dall’incontro del 15 febbraio al MIUR, che avevamo sollecitato per un esame della situazione determinatasi a seguito della sentenza 41/2011 della Corte Costituzionale, si è avuto conferma di quanto sia complessa una situazione per la quale la stessa Amministrazione ritiene necessari ulteriori approfondimenti, anche nell’attesa che si completi - con pronunce di merito - il contenzioso che era stato di fatto sospeso dall’approvazione della norma ora dichiarata illegittima (comma 4-ter dell’art. 1 della legge 167/09).
La discussione ha messo a fuoco le diverse problematiche, distinguendo due ordini di questioni:
  • effetti della sentenza in ordine alle operazioni effettuate nel biennio 2009/10-2010/11, alla luce dell’intervenuta dichiarazione di illegittimità che investe le modalità con cui sono state compilate le graduatorie per il biennio considerato;
  • gestione di una eventuale proroga di validità delle attuali graduatorie, così come ipotizzato in emendamenti all’esame delle Camere nel percorso di conversione in legge del decreto mlleproroghe.
Sul primo punto l’Amministrazione, rimarcando più volte il carattere interlocutorio dell’incontro per la necessità degli ulteriori approfondimenti cui si accennava in apertura, si è detta dell’avviso che l’intervenuta dichiarazione di illegittimità delle disposizioni con cui furono aggiornate le graduatorie nel 2009 non pregiudichi la validità degli atti costituiti in via definitiva per effetto delle disposizioni stesse: ciò farebbe salva, in altre parole, la situazione di tutti coloro che nel biennio sono stati beneficiari di contratti a tempo indeterminato per effetto dello scorrimento delle graduatorie.
Avendo indicato da subito la necessità che fossero pienamente salvaguardate le assunzioni intervenute nel biennio, non possiamo che condividere tale orientamento dell’Amministrazione.
Ovviamente si pone nello stesso tempo l’obbligo di ripristinare i diritti di coloro che, per effetto delle disposizioni dichiarate illegittime, le abbiano a suo tempo impugnate.

 

Sul secondo punto, l’Amministrazione ha espresso l’avviso di doversi comunque uniformare, anche nel caso di un eventuale “congelamento” delle graduatorie per un anno, agli orientamenti contenuti nelle motivazioni della sentenza (diritto a trasferirsi di provincia, mantenimento del punteggio). Il quadro normativo ripristinato fa sì che non sia ipotizzabile, per ciascun aspirante, l’inserimento in più di una provincia, fermo restando che questo dovrà avvenire “a pettine”. Si pone dunque il problema di come disciplinare il passaggio al nuovo assetto, nel quale non sarebbero più previste graduatorie aggiuntive.

 

La CISL Scuola ha ribadito la necessità di individuare soluzioni che assicurino, nel doveroso rispetto di quanto dispone la sentenza 41/2011, l’altrettanto doverosa attenzione per tutti gli interessi che meritano di essere presi in considerazione assumendo come obiettivo la riduzione dei conflitti interni alla realtà del precariato, prevenendo per quanto possibile le ragioni di contenzioso.
E’ del tutto evidente che ai precari occorra offrire anzitutto prospettive di stabilizzazione con una diversa politica degli organici e delle assunzioni, nella consapevolezza, tuttavia, che le dimensioni del problema (230.000 aspiranti inclusi, più la massa almeno altrettanto consistente dei precari non abilitati) sono tali da non poter essere risolte a colpi di facili slogan.
Come ribadito anche da tutte le altre sigle sindacali, è urgente definire in via generale la questione reclutamento, specie dopo l’entrata in vigore del Regolamento sui percorsi di studio per la docenza. Su quest’ultimo punto la CISL Scuola ha chiesto formalmente la convocazione urgente di un tavolo di confronto, in particolare per discutere i nodi più delicati della fase transitoria e soprattutto quelli legati all’avvio dei nuovi percorsi abilitanti (TFA).